Esprimi liberamente e con chiarezza i tuoi desideri? Fai fatica a dire di no? Come ti comporti di fronte a un rifiuto? Di cosa hai bisogno per sentirti al sicuro? Ti trovi più spesso a dare o a ricevere nelle tue relazioni?
Queste sono alcune delle domande da cui puoi partire migliorare la tua capacità di vivere esperienze consensuali, a partire dalla consapevolezza di te.
Negli ultimi anni ho approfondito il tema del consenso attraverso esperienze molto diverse tra loro: il lavoro di Betty Martin e Adrienne Maree Brown, la cultura BDSM e sex positive italiana ed europea, gli ecovillaggi come il Tamera Peace Research & Education Center e l’Ängsbacka Course & Festival Center.
Ho studiato anche i metodi decisionali partecipativi per facilitare dinamiche di gruppo con Facilitarte, e seguito il lavoro di Luna Dietrich, consent.wizardry e molte altre persone che hanno arricchito il web e i social di strumenti, riflessioni e pratiche sul tema.
Qui condivido alcune riflessioni che porto con me e nei miei laboratori. Possono essere applicate tanto agli scambi quotidiani quanto alle esperienze fisiche o sessuali.
_Consent means saying yes at your own term_
Un’esperienza consensuale secondo Maree Brown prevede che siano rispettate le condizioni di tutte le persone coinvolte.
Nei processi decisionali di gruppo, questo significa dedicare molto tempo a ridefinire proposte che non lascino nessuno insoddisfatto.
A differenza delle decisioni prese per maggioranza, le decisioni consensuali includono le esigenze di tutte e tutti, richiedendo grande ascolto, rispetto e creatività, ovvero capacità di negoziare.
Il consenso non è solo dire “sì” o “no”. È una comunicazione continua, dinamica, chiara e rispettosa che mette al centro i bisogni di tutte le persone coinvolte. Questo a volte significa mettere da parte le proprie aspettative.
Il consenso è:
- Volontario: nessuna pressione o insistenza
- Coerente: dato in stato di lucidità
- Specifico e temporaneo: riguarda una situazione e un momento precisi
- Chiaro: non lascia dubbi o interpretazioni
Ma cosa lo ostacola?
Spesso, norme culturali e sociali creano contesti sfavorevoli al consenso pieno. Per esempio, la tendenza a bere prima di un rapporto sessuale, normalizzata in molti ambienti, può influire sulla capacità di scegliere in modo consapevole.
Esiste anche un approccio più intuitivo al consenso, che si basa sul linguaggio non verbale e sulla comunicazione sottile – il classico “quando c’è, si capisce”.
Pur trovandolo interessante, ritengo importante saper riconoscere anche le reazioni fisiche non verbali che nascono dal disagio o dalla paura:
- Il freezing (blocco)
- Lo stato di numbness (intorpidimento fisico e/o emotivo)
- L’appeasing (compiacenza automatica)
Queste risposte sono meccanismi di difesa e non devono essere confuse con un consenso vero.
Per dare il consenso, serve sentirsi al sicuro – a livello fisico, emotivo, relazionale, economico, ambientale.
Corpo
Un approccio corporeo può insegnare a riconoscere le reazioni fisiche personali, associate ad un “si” o ad un “no”.
Questo è qualcosa che puoi allenare nella vita di tutti i giorni quando vivi esperienze piacevoli o spiacevoli, ad esempio notando postura, respiro e sensazioni.
A volte non è facile avere questa chiarezza interiore, in questi casi è utile prendere tempo e distanza.
Chiediti: “ Cosa ho bisogno di sapere per prendere una decisione” e nota se ti senti liber* di dire di no.
La ruota del consenso
Martin B. centra il suo lavoro sul contatto fisico, a partire dal tocco d’una mano e sulla differenza tra dare, ricevere, concedere e permettere.
Dalle emozioni e dai pensieri che possono emergere da un gesto così semplice è possibile imparare molto rispetto al proprio modo di stare in relazione.
Un esercizio utile può essere chiederti: “Per chi lo sto facendo?” quando stai avendo uno scambio fisico e provare a fare qualcosa per l’altrə o lasciare che l’altrə faccia qualcosa per te: “Cosa ti viene più facile e cosa più difficile?”
Nel sito di Martin trovi risorse gratuite e pratiche per esplorare la Ruota del Consenso (Wheel of Consent) e iniziare a usarla nella vita quotidiana.
Imparare a costruire consenso è un percorso. Richiede pratica, prove, ascolto, errori.
Nei miei laboratori, mi piace ricordare che “stiamo tutte imparando” – ogni passo è parte di un processo di crescita personale e collettiva. L’invito è a coltivare curiosità e gentilezza, verso sé e verso l’altrə in questo percorso.